31 dicembre 2004
23 maggio 2004
Emissario del lago di Nemi - Genzano (RM)
Partecipanti: Marco Nardelli, Marco Placidi, Laura Lombardi, ??

Appuntamento alle 15.45 con Marco Placidi davanti al museo delle navi romane di Genzano sul lago di Nemi. E' in programma la visita all'emissario del lago che attraversa la collina fino alla valle di Ariccia e che fu costruito dalle popolazione aricine nel IV secolo a.C.
Distribuiti caschi e stivali a tutti i partecipanti ci avviamo ad una piccola passeggiata fino all'imboccatura del passaggio. Siamo in circa 20 partecipanti e il tempo sembra volgere al brutto.
Dopo circa 10 minuti ci troviamo dinanzi al cancelletto che blocca l'ingresso al cunicolo. Marco ci fa una rapida e precisa panoramica della storia dell'emissario e delle modalità di costruzione. Accesi i faretti e le lampade ci inoltriamo nell'oscurità. Laura è emozionata perchè per lei è la prima esperienza in una grotta, sia pur artificiale.
Il primo tratto è abbastanza basso e si procede curvi per circa 40 metri. Poi il condotto si allarga ed è possibile camminare eretti, facendo sempre attenzione a non urtare con la testa al soffitto di altezza variabile. Per quasi tutto il percorso c'è una tubazione a livello del terreno che rende difficile la percorrenza e in alcuni punti, le staffe di giunzione creano un pericolo per potenziali urti (ne faccio le spese io nel viaggio di ritorno urtando col ginocchio sinistro).
In alcuni punti il condotto si allarga abbastanza da rendere possibile una sosta per prendere fiato tutti insieme e partecipare ad alcune battute di spiegazione di Marco. A circa metà percorso il fondo si fa bagnato (in alcuni punti l'acqua arriva a 10-15 cm.) a causa di una infiltrazione di acqua piovana che forma una sorgente interna. Il calcare si è accumulato in quantità sul fondo rendendolo completamente bianco.
In un paio di punti incontriamo i raccordi e le giunzioni fatte dagli antichi costruttori per rendere lineare il condotto. A circa 3/4 del percorso notiamo l'opera di scavo dei "fossores" nell'intrusione basaltica, realizzata con l'ausilio di un complesso macchinario simile ad una trivella manuale e che ha permesso la realizzazione dell'opera con enorme dispendio di forze.
Il condotto termina aprendosi sulla vallata di Ariccia con un'apertura molto bassa e uscendo ci accorgiamo con dispiacere che sta piovendo. Usciamo giusto il tempo di prendere una boccata di aria fresca e di ammirare il panorama (Laura riempie anche una bottiglietta d'acqua da una fontana lì vicino). Poi, dopo una piccola pausa, torniamo abbastanza rapidamente indietro ripercorrendo l'intero condotto fino al punto in cui si dirama dal "discensores", cioè il primitivo scavo soprastante il livello del lago. Risaliamo da tale cunicolo evitando di rifare il tratto basso percorso all'andata ed uscendo dall'entrata che fu in origine il punto d'inizio dello scavo.
Raggiungiamo da un sentiero nella vegetazione il punto da cui era iniziata l'escursione e fatte alcune foto di rito torniamo alle macchine per cambiarci.
Appuntamento alle 15.45 con Marco Placidi davanti al museo delle navi romane di Genzano sul lago di Nemi. E' in programma la visita all'emissario del lago che attraversa la collina fino alla valle di Ariccia e che fu costruito dalle popolazione aricine nel IV secolo a.C.
Distribuiti caschi e stivali a tutti i partecipanti ci avviamo ad una piccola passeggiata fino all'imboccatura del passaggio. Siamo in circa 20 partecipanti e il tempo sembra volgere al brutto.
Dopo circa 10 minuti ci troviamo dinanzi al cancelletto che blocca l'ingresso al cunicolo. Marco ci fa una rapida e precisa panoramica della storia dell'emissario e delle modalità di costruzione. Accesi i faretti e le lampade ci inoltriamo nell'oscurità. Laura è emozionata perchè per lei è la prima esperienza in una grotta, sia pur artificiale.
Il primo tratto è abbastanza basso e si procede curvi per circa 40 metri. Poi il condotto si allarga ed è possibile camminare eretti, facendo sempre attenzione a non urtare con la testa al soffitto di altezza variabile. Per quasi tutto il percorso c'è una tubazione a livello del terreno che rende difficile la percorrenza e in alcuni punti, le staffe di giunzione creano un pericolo per potenziali urti (ne faccio le spese io nel viaggio di ritorno urtando col ginocchio sinistro).
In alcuni punti il condotto si allarga abbastanza da rendere possibile una sosta per prendere fiato tutti insieme e partecipare ad alcune battute di spiegazione di Marco. A circa metà percorso il fondo si fa bagnato (in alcuni punti l'acqua arriva a 10-15 cm.) a causa di una infiltrazione di acqua piovana che forma una sorgente interna. Il calcare si è accumulato in quantità sul fondo rendendolo completamente bianco.
In un paio di punti incontriamo i raccordi e le giunzioni fatte dagli antichi costruttori per rendere lineare il condotto. A circa 3/4 del percorso notiamo l'opera di scavo dei "fossores" nell'intrusione basaltica, realizzata con l'ausilio di un complesso macchinario simile ad una trivella manuale e che ha permesso la realizzazione dell'opera con enorme dispendio di forze.
Il condotto termina aprendosi sulla vallata di Ariccia con un'apertura molto bassa e uscendo ci accorgiamo con dispiacere che sta piovendo. Usciamo giusto il tempo di prendere una boccata di aria fresca e di ammirare il panorama (Laura riempie anche una bottiglietta d'acqua da una fontana lì vicino). Poi, dopo una piccola pausa, torniamo abbastanza rapidamente indietro ripercorrendo l'intero condotto fino al punto in cui si dirama dal "discensores", cioè il primitivo scavo soprastante il livello del lago. Risaliamo da tale cunicolo evitando di rifare il tratto basso percorso all'andata ed uscendo dall'entrata che fu in origine il punto d'inizio dello scavo.
Raggiungiamo da un sentiero nella vegetazione il punto da cui era iniziata l'escursione e fatte alcune foto di rito torniamo alle macchine per cambiarci.
14 dicembre 2003
18 settembre 2003
07 dicembre 2002
Villa Adriana - Tivoli (RM)
Partecipanti: Marco Nardelli, Carlo Marella, Marco Placidi, Giulia Pietroletti, il prof. Hubertus Manderscheid, ?, ?

Clicca sulla fotografia per vedere l'articolo su 'Roma Sotterranea'
Appuntamento ore 9.15 davanti all'ingresso turistico di villa Adriana a Tivoli. Io e Carlo giungiamo prestissimo ma anche gli altri sono come sempre puntuali: Marco Placidi con una sua amica, l'archeologo Hubert, Giulia, e altri due ragazzi che hanno appena terminato il corso speleo all'ASR86.
L'archeologo ci conduce in un magazzino dove possiamo vestirci.
Io, Carlo e Giulia ci caliamo nell'apertura avvistata la volta scorsa sul serapeo e per la quale attendevamo l'autorizzazione a procedere per l'esplorazione.
Ci assicuriamo ad un albero posto più in alto e scendiamo. L'apertura si pone come una nicchia nella parete nella quale si scorge un'altro piccolo buco, largo abbastanza per infilarvicisi.
Entrano prima Carlo e Giulia, poi io: scopriamo un vastissimo ambiente riempito di materiale di crollo e più in là un dedalo di ampi cunicoli che sembrerebbero svilupparsi in una grande cava di pozzolana. Avvisiamo Marco Placidi che ci raggiunge con la macchina fotografica e dopo una rapida esplorazione degli ambienti decidiamo di cominciare a fare il rilievo della prima sala.
Restiamo io, Carlo e Giulia e terminiamo il rilievo per le 13.00. Poi, siccome Carlo deve rientrare a Frosinone presto, decidiamo di andare e dopo esserci rivestiti e aver consumato un rapido spuntino ad una pizzeria poco distante, torniamo a Roma per le 16.00.
Clicca sulla fotografia per vedere l'articolo su 'Roma Sotterranea'
Appuntamento ore 9.15 davanti all'ingresso turistico di villa Adriana a Tivoli. Io e Carlo giungiamo prestissimo ma anche gli altri sono come sempre puntuali: Marco Placidi con una sua amica, l'archeologo Hubert, Giulia, e altri due ragazzi che hanno appena terminato il corso speleo all'ASR86.
L'archeologo ci conduce in un magazzino dove possiamo vestirci.
Io, Carlo e Giulia ci caliamo nell'apertura avvistata la volta scorsa sul serapeo e per la quale attendevamo l'autorizzazione a procedere per l'esplorazione.
Ci assicuriamo ad un albero posto più in alto e scendiamo. L'apertura si pone come una nicchia nella parete nella quale si scorge un'altro piccolo buco, largo abbastanza per infilarvicisi.
Entrano prima Carlo e Giulia, poi io: scopriamo un vastissimo ambiente riempito di materiale di crollo e più in là un dedalo di ampi cunicoli che sembrerebbero svilupparsi in una grande cava di pozzolana. Avvisiamo Marco Placidi che ci raggiunge con la macchina fotografica e dopo una rapida esplorazione degli ambienti decidiamo di cominciare a fare il rilievo della prima sala.
Restiamo io, Carlo e Giulia e terminiamo il rilievo per le 13.00. Poi, siccome Carlo deve rientrare a Frosinone presto, decidiamo di andare e dopo esserci rivestiti e aver consumato un rapido spuntino ad una pizzeria poco distante, torniamo a Roma per le 16.00.
28 settembre 2002
Villa Adriana - Tivoli (RM)
Partecipanti: Marco Nardelli, Marco Placidi, Federica, Giulia Pietroletti, Marco, Fabrizio, Beatrice, l'archeologo il prof. Hubertus Manderscheid, ?, ?

Appuntamento ore 9.30 davanti all'ingresso turistico di villa Adriana a Tivoli. Puntuali come sempre tutti. Più tardi arrivano altre 3 persone (mi ricordo solo Marco e Federica).
L'archeologo ci conduce in un magazzino dove possiamo vestirci. Poi ci dividiamo in due squadre per fare due rilievi diversi: io e Fabrizio andiamo ad esplorare e rilevare il condotto di carico/scarico del Canopo (gli addetti dell'area archeologica si sono prodigati nei giorni scorsi per chiuderla con una valvola e svuotarla).
L'accesso è all'inizio agevole ma poi alla prima diramazione si fa basso e il condotto va esplorato carponi. C'è fango e molti animali morti, oltre a innumerevoli lombrichi, millepiedi e scorpioni.
Effettuiamo il rilievo fino a circa metà del percorso, poi siamo costretti a fermarci a causa di un forte odore di decomposizione (pesci morti). Il rilievo ha comunque successo in quanto da quel punto il condotto prosegue in senso rettilineo per altri 60mt circa.
Riusciamo pieni di fango verso le 12.30. Il prof. Manderscheid ci rifocilla con una pagnotta e mortadella e formaggio.
Dopo pranzo io, Marco Placidi e Fabrizio (gli unici con imbrago e bloccanti) scendiamo sul fondo di una cisterna (piccola discesa di 4 metri) e facciamo il rilievo di alcuni segmenti dell'ampia cavità. Marco ha un incontro ravvicinato con una grossa biscia e si spaventa. Alla fine stanchi, usciamo verso le 15 per cambiarci e tornare a Roma.
Appuntamento ore 9.30 davanti all'ingresso turistico di villa Adriana a Tivoli. Puntuali come sempre tutti. Più tardi arrivano altre 3 persone (mi ricordo solo Marco e Federica).
L'archeologo ci conduce in un magazzino dove possiamo vestirci. Poi ci dividiamo in due squadre per fare due rilievi diversi: io e Fabrizio andiamo ad esplorare e rilevare il condotto di carico/scarico del Canopo (gli addetti dell'area archeologica si sono prodigati nei giorni scorsi per chiuderla con una valvola e svuotarla).
L'accesso è all'inizio agevole ma poi alla prima diramazione si fa basso e il condotto va esplorato carponi. C'è fango e molti animali morti, oltre a innumerevoli lombrichi, millepiedi e scorpioni.
Effettuiamo il rilievo fino a circa metà del percorso, poi siamo costretti a fermarci a causa di un forte odore di decomposizione (pesci morti). Il rilievo ha comunque successo in quanto da quel punto il condotto prosegue in senso rettilineo per altri 60mt circa.
Riusciamo pieni di fango verso le 12.30. Il prof. Manderscheid ci rifocilla con una pagnotta e mortadella e formaggio.
Dopo pranzo io, Marco Placidi e Fabrizio (gli unici con imbrago e bloccanti) scendiamo sul fondo di una cisterna (piccola discesa di 4 metri) e facciamo il rilievo di alcuni segmenti dell'ampia cavità. Marco ha un incontro ravvicinato con una grossa biscia e si spaventa. Alla fine stanchi, usciamo verso le 15 per cambiarci e tornare a Roma.
16 febbraio 2002
Sotterranei del Vittoriano - Roma
Partecipanti: Marco Nardelli, Marco Placidi, Claudio Cristofari, Alessandro Ponziani, Michele Concas, Mila Capoccia, Simona Trojano, Adele (cugina di Marco) e Andrea D'Alfonsi

Seconda giornata di rilievi al Vittoriano.
Continuo a far squadra con Claudio Cristofari e terminiamo il rilievo del nostro settore finendo in una sala in cui un muro, non segnalato dalle carte in nostro possesso, ci sbarra la strada. Tale muro, esaminato poi dagli archeologi, si rivelerà una costruzione risalente all'epoca fascista per bloccare l'accesso a sale segrete costruite per preparare la via di fuga di Mussolini dal Campidoglio in caso di pericolo.
Durante il giro nei sotterranei penetriamo in alcuni ambienti in disuso: un vecchio laboratorio di lavorazione dei marmi, una sala di comando degli impianti, e una grande sala in cui si trovano i motori di funzionamento delle cancellate esterne del Vittoriano. Scattiamo alcune foto.
Seconda giornata di rilievi al Vittoriano.
Continuo a far squadra con Claudio Cristofari e terminiamo il rilievo del nostro settore finendo in una sala in cui un muro, non segnalato dalle carte in nostro possesso, ci sbarra la strada. Tale muro, esaminato poi dagli archeologi, si rivelerà una costruzione risalente all'epoca fascista per bloccare l'accesso a sale segrete costruite per preparare la via di fuga di Mussolini dal Campidoglio in caso di pericolo.
Durante il giro nei sotterranei penetriamo in alcuni ambienti in disuso: un vecchio laboratorio di lavorazione dei marmi, una sala di comando degli impianti, e una grande sala in cui si trovano i motori di funzionamento delle cancellate esterne del Vittoriano. Scattiamo alcune foto.
09 febbraio 2002
Sotterranei del Vittoriano - Roma
Partecipanti: Marco Nardelli, Marco Placidi, Carlo Marella, Stefano Falcone, Claudio Cristofari, Michele Concas, Adriano Morabito

Clicca sulla fotografia per vedere l'articolo pubblicato su 'La Repubblica'
Appuntamento alle 9.15 all'entrata sul lato destro (lato Ara Coeli). Arrivo per primo. Inizio rilievo con Claudio Cristofari. Carlo e Stick esplorano i cunicoli sotto scala. Ci sono anche Adriano Morabito e Michele Concas che continuano i rilievi sul lato sotto scala.
Durante i rilievi troviamo alcune tracce risalenti al periodo dell'ultima guerra mondiale: targhe per l'infermeria, indicatori di percorsi, firme di personaggi rifugiati in quelli che furono utilizzati come rifugi antiaereii durante i bombardamenti di Roma. Inoltre lungo tutte le pareti dei cunicoli del livello più alto, scorrono i fili dell'impianto di illuminazione delle sale sotterranee (alcune foto scattate qui sono state utilizzate per essere pubblicate in un articolo uscito sul quotidiano La Repubblica).
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Appuntamento alle 9.15 all'entrata sul lato destro (lato Ara Coeli). Arrivo per primo. Inizio rilievo con Claudio Cristofari. Carlo e Stick esplorano i cunicoli sotto scala. Ci sono anche Adriano Morabito e Michele Concas che continuano i rilievi sul lato sotto scala.
Durante i rilievi troviamo alcune tracce risalenti al periodo dell'ultima guerra mondiale: targhe per l'infermeria, indicatori di percorsi, firme di personaggi rifugiati in quelli che furono utilizzati come rifugi antiaereii durante i bombardamenti di Roma. Inoltre lungo tutte le pareti dei cunicoli del livello più alto, scorrono i fili dell'impianto di illuminazione delle sale sotterranee (alcune foto scattate qui sono state utilizzate per essere pubblicate in un articolo uscito sul quotidiano La Repubblica).
31 maggio 2001
Zona del Campidoglio - Roma
Partecipanti: Marco Nardelli, Marco Placidi, Adriano Morabito, Andrea D'Alfonsi, ?

Appuntamento alle 9 in via delle Tre Pile 1.
Io arrivo abbastanza presto e attendo gli altri davanti all’ingresso della direzione dei Musei Capitolini. Dopo un po’ ci raggiunge la d.ssa Albertini , archeologa, con il suo collaboratore dr. ?., che ci porta all’interno della struttura chiusa al pubblico dove stanno procedendo gli scavi per il recupero dei basamenti dell’antico tempio di Giove capitolino. Lei è la responsabile dei lavori di scavo e ci ha contattati per procedere all’esplorazione di alcuni pozzi e cunicoli incontrati durante le operazioni.
Prima di cominciare la dottoressa ci conduce all’interno dell’area di scavo dove ci mostra gli enormi blocchi di tufo che costituivano le mura esterne e i tramezzi dell’antico tempio (fu probabilmente il più grande monumento dell’antica Roma e risale all’epoca degli ultimi re etruschi Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo, circa VI secolo a.C.). Avrebbe misurato circa 60m x 48m e le dimensioni ciclopiche sono testimoniate anche dallo spessore delle mura divisorie, larghe circa 7m ed alte almeno 15m.
Il piano di camminamento era circa 7m al di sopra dell’attuale pavimento ed il tempio vero e proprio si estendeva in altezza per altri 15m almeno. Pare che fu distrutto durante il primo sacco di Roma e le sue pietre utilizzate per la costruzione di numerosi edifici in tutta la città.
Tutta l’area su cui poggia l’attuale Campidoglio era in passato occupata dal tempio e ciò fa supporre che sotto ci siano parecchie aree da esplorare. Esaminiamo le carte in possesso dell’archeologa dove sono evidenziati i sotterranei e cerchiamo di individuare eventuali aree ancora da esplorare. Poi ci conduce nell’area di scavo adiacente all’entrata della direzione dei Musei dove è stato rimosso un grosso strato di argilla e sono venuti alla luce resti di un edificio (con annessi scheletri umani risalenti all’epoca imperiale) e parti delle mura perimetrali del tempio di Giove.
Un pozzo circolare sigillato è il nostro primo obiettivo di esplorazione. Un’operaio apre i lucchetti con il frullino ed il pozzo (diametro di 80cm) vede la luce dopo chissà quanti anni. Una prima ispezione visiva denota una struttura rivestita in tufo che scende fino alla profondità di circa 6m. Uno dei ragazzi del gruppo CAI (non ricordo il nome) – oltre a lui, Marco Placidi, Andrea, Massimiliano, e altri 2 – si prepara e, effettuato l’armo su un tondino di ferro rimediato nel cantiere, si cala nell’oscurità.
Scatto alcune foto all’apertura del pozzo (un grosso scorpione fa capolino in una fessura della prima parte della cavità) e, in seguito, passo la fotocamera a Marco che lo segue nella discesa per effettuare foto sul fondo, mentre faccio sicura all’armo. Il pozzo sembra continuare (uno spiffero d’aria è rivelatore) ma ora è ostruito da parecchio materiale di riempimento: facciamo alcune misurazioni e passiamo a prepararci per la seconda parte di esplorazioni.
Lasciamo le nostre cose nell’area di scavo che chiudiamo a chiave e, bardati come salami (fa un caldo micidiale), attraversiamo la piazza del Campidoglio fino a giungere ad un secondo tombino situato nell’area sopraelevata sopra alla Ara Coeli.
Scoperchiamo il pozzo che ha sezione quadrata e armiamo la discesa allo stesso modo di prima, utilizzando il tondino di ferro. Scendo per secondo subito dopo Andrea e giungiamo dopo una discesa di circa 9m. in un ampia sala dove moltissimo materiale di riempimento giace abbandonato: cocci di vasellame, ossa di animali e forse umane, attrezzi abbandonati appartenuti a qualche esploratore in anni più recenti. Due cunicoli, di cui uno percorribile solo per alcuni metri, si estendono alla base del pozzo.
Scatto alcune foto e, attendo la discesa di Marco e Massimiliano. Poi procedo nell’altro cunicolo che si insinua per parecchi metri sotto: si giunge ad un comodo camminamento intonacato che sembra una condotta di scarico dell’acqua (in alcuni punti il pavimento è addirittura piastrellato). In una nicchia sulla parete destra scopriamo un sigillo che sembra appartenere alla dinastia di Domiziano e cerco di fare delle fotografie per portare testimonianza alla d.ssa archeologa che attende trepidante in superficie.
Il cunicolo prosegue per un’altra ventina di metri per poi terminare a causa di un allagamento. Tento di proseguire per un po’ nell’acqua, ma sarebbe necessario bagnarsi completamente per infilarsi in uno stretto buco da cui sembra provenire l’acqua. Torniamo indietro dopo aver documentato con foto e misurazioni ed aver prelevato alcuni reperti, e risaliamo il pozzo.
I due archeologi si mostrano soddisfatti del lavoro fatto e addirittura estasiati per i pezzi di ceramica riportati alla luce (un frammento molto interessante riproduce un frate che conduce una croce colorata).
Facciamo alcune foto ai reperti e poi una di gruppo sotto la statua di Marco Aurelio e ci salutiamo.
Appuntamento alle 9 in via delle Tre Pile 1.
Io arrivo abbastanza presto e attendo gli altri davanti all’ingresso della direzione dei Musei Capitolini. Dopo un po’ ci raggiunge la d.ssa Albertini , archeologa, con il suo collaboratore dr. ?., che ci porta all’interno della struttura chiusa al pubblico dove stanno procedendo gli scavi per il recupero dei basamenti dell’antico tempio di Giove capitolino. Lei è la responsabile dei lavori di scavo e ci ha contattati per procedere all’esplorazione di alcuni pozzi e cunicoli incontrati durante le operazioni.
Prima di cominciare la dottoressa ci conduce all’interno dell’area di scavo dove ci mostra gli enormi blocchi di tufo che costituivano le mura esterne e i tramezzi dell’antico tempio (fu probabilmente il più grande monumento dell’antica Roma e risale all’epoca degli ultimi re etruschi Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo, circa VI secolo a.C.). Avrebbe misurato circa 60m x 48m e le dimensioni ciclopiche sono testimoniate anche dallo spessore delle mura divisorie, larghe circa 7m ed alte almeno 15m.
Il piano di camminamento era circa 7m al di sopra dell’attuale pavimento ed il tempio vero e proprio si estendeva in altezza per altri 15m almeno. Pare che fu distrutto durante il primo sacco di Roma e le sue pietre utilizzate per la costruzione di numerosi edifici in tutta la città.
Tutta l’area su cui poggia l’attuale Campidoglio era in passato occupata dal tempio e ciò fa supporre che sotto ci siano parecchie aree da esplorare. Esaminiamo le carte in possesso dell’archeologa dove sono evidenziati i sotterranei e cerchiamo di individuare eventuali aree ancora da esplorare. Poi ci conduce nell’area di scavo adiacente all’entrata della direzione dei Musei dove è stato rimosso un grosso strato di argilla e sono venuti alla luce resti di un edificio (con annessi scheletri umani risalenti all’epoca imperiale) e parti delle mura perimetrali del tempio di Giove.
Un pozzo circolare sigillato è il nostro primo obiettivo di esplorazione. Un’operaio apre i lucchetti con il frullino ed il pozzo (diametro di 80cm) vede la luce dopo chissà quanti anni. Una prima ispezione visiva denota una struttura rivestita in tufo che scende fino alla profondità di circa 6m. Uno dei ragazzi del gruppo CAI (non ricordo il nome) – oltre a lui, Marco Placidi, Andrea, Massimiliano, e altri 2 – si prepara e, effettuato l’armo su un tondino di ferro rimediato nel cantiere, si cala nell’oscurità.
Scatto alcune foto all’apertura del pozzo (un grosso scorpione fa capolino in una fessura della prima parte della cavità) e, in seguito, passo la fotocamera a Marco che lo segue nella discesa per effettuare foto sul fondo, mentre faccio sicura all’armo. Il pozzo sembra continuare (uno spiffero d’aria è rivelatore) ma ora è ostruito da parecchio materiale di riempimento: facciamo alcune misurazioni e passiamo a prepararci per la seconda parte di esplorazioni.
Lasciamo le nostre cose nell’area di scavo che chiudiamo a chiave e, bardati come salami (fa un caldo micidiale), attraversiamo la piazza del Campidoglio fino a giungere ad un secondo tombino situato nell’area sopraelevata sopra alla Ara Coeli.
Scoperchiamo il pozzo che ha sezione quadrata e armiamo la discesa allo stesso modo di prima, utilizzando il tondino di ferro. Scendo per secondo subito dopo Andrea e giungiamo dopo una discesa di circa 9m. in un ampia sala dove moltissimo materiale di riempimento giace abbandonato: cocci di vasellame, ossa di animali e forse umane, attrezzi abbandonati appartenuti a qualche esploratore in anni più recenti. Due cunicoli, di cui uno percorribile solo per alcuni metri, si estendono alla base del pozzo.
Scatto alcune foto e, attendo la discesa di Marco e Massimiliano. Poi procedo nell’altro cunicolo che si insinua per parecchi metri sotto: si giunge ad un comodo camminamento intonacato che sembra una condotta di scarico dell’acqua (in alcuni punti il pavimento è addirittura piastrellato). In una nicchia sulla parete destra scopriamo un sigillo che sembra appartenere alla dinastia di Domiziano e cerco di fare delle fotografie per portare testimonianza alla d.ssa archeologa che attende trepidante in superficie.
Il cunicolo prosegue per un’altra ventina di metri per poi terminare a causa di un allagamento. Tento di proseguire per un po’ nell’acqua, ma sarebbe necessario bagnarsi completamente per infilarsi in uno stretto buco da cui sembra provenire l’acqua. Torniamo indietro dopo aver documentato con foto e misurazioni ed aver prelevato alcuni reperti, e risaliamo il pozzo.
I due archeologi si mostrano soddisfatti del lavoro fatto e addirittura estasiati per i pezzi di ceramica riportati alla luce (un frammento molto interessante riproduce un frate che conduce una croce colorata).
Facciamo alcune foto ai reperti e poi una di gruppo sotto la statua di Marco Aurelio e ci salutiamo.
14 aprile 2001
I colombari di Orvieto - Orvieto (TR)
Partecipanti: Marco Nardelli, Ambra Nardelli, Claudio Nardelli, Caterina Ghiani, Ofelia Ghiani, Silvano Lo Russo

Clicca sulla fotografia per vedere tutto l'album
Dopo aver visitato il magnifico Duomo decidiamo di entrare nei cunicoli tufacei della Orvieto sotterranea. Nel frattempo ha iniziato a nevicare ed entriamo all'ufficio del turismo per acquistare i biglietti d'ingresso con visita guidata.
La prima parte del giro (molto preparata la ragazza che ci fa da guida) comprende le cave di pozzolana sotto la scarpata del masso tufaceo su cui poggia Orvieto (scopriamo che l’origine dello sperone di tufo è vulcanica e che risale a parecchi milioni di anni fa). Furono prima utilizzate dagli etruschi che installarono nel sito originario di Orvieto (chiamata Vezna) una fiorente città.
Le cavità mantengono una temperatura costante di 14 gradi e sono state sfruttate sin dall’VIII secolo a.C. come cantine per conservare l’olio (ci vengono mostrate le macine per la spremitura delle olive, in uso fino al XIII secolo d.C.). E’ visibile nel primo tratto un ambiente adibito a mulino (le macine venivano fatte girare da animali da fatica).
Distribuiti con una densità notevole nelle cave sono i pozzi per il prelievo dell’acqua dalle falde sottostanti il masso tufaceo. Ci spiegano che sotto le decine di metri dello spessore del tufo c’è uno strato argilloso impermeabile sul quale poggia la falda acquifera e che gli etruschi cominciarono a sfruttare sin dai primi periodi. Le profondità dei pozzi giungono fino a 60m. La frequente distribuzione dei pozzi sotto le cave testimoniano il notevole grado di civiltà raggiunto dal popolo etrusco che, si suppone, portò ad avere l’acqua corrente in quasi tutte le case.
La cava di pozzolana fu sfruttata anche in tempi più recenti per la costruzione di edifici nella città soprastante. In alcuni punti lo sfruttamento è stato eccessivo ed è stato necessario puntellare con colonne di rinforzo la cava per evitare cedimenti della volta. La seconda parte del giro conduce in altri ambienti ai quali si accede attraverso ripide e strette scalinate scavate nel tufo.
Gli abitanti della città divenuta in seguito Orvieto (da Urbs Vetus, città vecchia), con il ripopolamento avvenuto nel XIII secolo dopo alcuni secoli di totale abbandono del sito (i Romani saccheggiarono la Urbs etrusca dopo quasi 2 anni di assedio e la incendiarono e distrussero completamente; i nobili etruschi sopravvissuti furono trasferiti a Bolsena dove fondarono la Nuova Volsinii), sfruttarono queste antiche cavità per i fini più disparati. L’utilizzo più frequente era come rifugio per l’allevamento dei colombi (colombari) per il commercio e l’alimentazione personale.
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Dopo aver visitato il magnifico Duomo decidiamo di entrare nei cunicoli tufacei della Orvieto sotterranea. Nel frattempo ha iniziato a nevicare ed entriamo all'ufficio del turismo per acquistare i biglietti d'ingresso con visita guidata.
La prima parte del giro (molto preparata la ragazza che ci fa da guida) comprende le cave di pozzolana sotto la scarpata del masso tufaceo su cui poggia Orvieto (scopriamo che l’origine dello sperone di tufo è vulcanica e che risale a parecchi milioni di anni fa). Furono prima utilizzate dagli etruschi che installarono nel sito originario di Orvieto (chiamata Vezna) una fiorente città.
Le cavità mantengono una temperatura costante di 14 gradi e sono state sfruttate sin dall’VIII secolo a.C. come cantine per conservare l’olio (ci vengono mostrate le macine per la spremitura delle olive, in uso fino al XIII secolo d.C.). E’ visibile nel primo tratto un ambiente adibito a mulino (le macine venivano fatte girare da animali da fatica).
Distribuiti con una densità notevole nelle cave sono i pozzi per il prelievo dell’acqua dalle falde sottostanti il masso tufaceo. Ci spiegano che sotto le decine di metri dello spessore del tufo c’è uno strato argilloso impermeabile sul quale poggia la falda acquifera e che gli etruschi cominciarono a sfruttare sin dai primi periodi. Le profondità dei pozzi giungono fino a 60m. La frequente distribuzione dei pozzi sotto le cave testimoniano il notevole grado di civiltà raggiunto dal popolo etrusco che, si suppone, portò ad avere l’acqua corrente in quasi tutte le case.
La cava di pozzolana fu sfruttata anche in tempi più recenti per la costruzione di edifici nella città soprastante. In alcuni punti lo sfruttamento è stato eccessivo ed è stato necessario puntellare con colonne di rinforzo la cava per evitare cedimenti della volta. La seconda parte del giro conduce in altri ambienti ai quali si accede attraverso ripide e strette scalinate scavate nel tufo.
Gli abitanti della città divenuta in seguito Orvieto (da Urbs Vetus, città vecchia), con il ripopolamento avvenuto nel XIII secolo dopo alcuni secoli di totale abbandono del sito (i Romani saccheggiarono la Urbs etrusca dopo quasi 2 anni di assedio e la incendiarono e distrussero completamente; i nobili etruschi sopravvissuti furono trasferiti a Bolsena dove fondarono la Nuova Volsinii), sfruttarono queste antiche cavità per i fini più disparati. L’utilizzo più frequente era come rifugio per l’allevamento dei colombi (colombari) per il commercio e l’alimentazione personale.
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